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Di novità in fatto di web marketing ne abbiamo tante, ma la vera novità di questi ultimi anni è data dal native advertising.

L’approccio a questa strategia, giusto per fare un accostamento, ricorda in parte quello tipico del content marketing, anche se in questo secondo caso il fine è informativo piuttosto che promozionale.

Il tradizionale modo di fare web marketing basato su interruzioni e distrazioni forzate nel corso della lettura non è più efficace. Questo è il dato da cui il native advertising prende le mosse.

Trattandosi di un fenomeno relativamente nuovo, è normale porsi molte domande.

In cosa questo si distingue tecnicamente dall’advertising tradizionale nello specifico?”.

E, ancora: “funziona davvero?”.

La risposta è affermativa. Sì, il native marketing funziona davvero. Ed ecco perché.

 

Perché il Native Advertising è il futuro dell’adv

Il native advertising ha come caratteristica fondamentale quella di non essere intrusivo né assolutamente interruttivo per gli utenti.

I messaggi pubblicitari non respingono gli utenti, come succede con pubblicità più forzate, quali possono essere i pop up che si aprono a piena pagina mentre consultiamo un sito web.

Sarà capitato a tutti minimo di urtarsi in presenza di essi, fino ad evitare, in alcuni casi, a decidere di non consultare del tutto quel sito in cui questi fanno la loro sgradita presenza.

Gli inserzionisti, che si ritrovano a sborsare un sacco di soldi per questa pubblicità “old school” dovrebbero aprire gli occhi: è ormai ampiamente dimostrato che i pop-up e i formati full-page overlay infastidiscono i “naviganti”.

È ora di voltare pagina e puntare su un’altra politica di advertising: quella basata su annunci nativi.

In fondo è proprio questo che le più avanzate agenzie di comunicazione sul web stanno facendo di recente.

È l’era del mobile marketing.

 

Come funziona il Native Advertising

I messaggi pubblicitari basati su un piano di native advertising sposano il contenuto della pagina.

Essi con esso si fondono e si confondono, assumendo le stesse fattezze e le stesse caratteristiche di quello nel quale sono ospitati.

Il messaggio capta e riproduce l’esperienza-utente, su di essa basando il suo stesso contenuto.

Se la pubblicità tradizionale ha sempre puntato a distrarre il lettore dal contenuto per comunicare un messaggio, il native advertising si immerge completamente all’interno del contesto, assumendone le stesse forme, lo stesso contenuto in modalità camaleontica.

Una full immersion che rende il messaggio non intrusivo.

Gli utenti non sono ingannati, sanno bene che si tratta di pubblicità, in quanto viene chiaramente contrassegnata come tale.

Ecco perché essi diventano propensi ad accettare pubblicità nativa.

Sono propensi a leggere il messaggio, a verificare la bontà del prodotto/servizio.

Ecco, in questo meccanismo basta introdurre una buona call to action e le probabilità di conversioni toccheranno soglie insospettabili.

In conclusione, ci troviamo davanti uno strumento trasversale in grado di aumentare la fiducia dell’audience nei confronti del brand pubblicizzato per il tramite del mobile marketing.

Uno strumento dal grande potenziale, che inizia ad essere adeguatamente sfruttato dalle migliori agenzie di web marketing e di adv di nuova generazione.

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